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Silvio-Berlusconi

Pharmakon è il termine greco utilizzato per indicare sia la medicina sia il veleno. Lo stesso termine serve per designare ciò che uccide e ciò che salva. Ma dov’è il limite tra l’uno e l’altro? In generale il discrimine è nel dosaggio: a piccole dosi un estratto erbaceo o un composto chimico possono lenire o portare a guarigione, ad alte dosi si verifica invece un effetto tossico in grado di uccidere o, nella migliore delle ipotesi, di produrre gravi effetti collaterali (spesso superiori al male che si voleva risolvere).

Anche la politica italiana è un pharmakon che dovrebbe risolvere i gravi disturbi della vita pubblica e lenire sintomi che portano alla morte o alla disperazione come la perdita del lavoro, la paura del futuro in caso di malattia, la disperazione di far crescere un figlio disabile, il bisogno viscerale di mantenere il tenore di vita raggiunto, …. A basse dosi, con piccole ma quotidiane decisioni, la politica può ridurre lo stress del commerciante assillato dalla burocrazia, può sostenere la speranza di un giovane alla ricerca del primo impiego, può anche limitare l’inevitabile malinconia di un anziano che ormai fatica a trovare uno scopo. Per tutto questo però occorre un tempo lento, piccole norme che correggono e aggiornano le grandi leggi, proprio come un farmaco leggero che si inserisce su un complesso sistema immunitario e lo aiuta a difendersi senza mai sostituirsi ad esso (questo si chiama ‘sussidiarietà’).

Quando invece la politica è veloce, violenta, urlata, somministrata ad alte dosi, abbiamo l’effetto veleno che può uccidere o intossicare. Il danno a questo punto è peggiore dei lievi sintomi iniziali, al punto che forse è meglio non disporre neppure di una medicina così tossica e pericolosa. Questo veleno prende il sopravvento sul corpo e da strumento si trasforma in fine, diventando più importante del corpo che dichiarava di voler assistere; il corpo, già malato e sofferente, si trova ad essere cibo per il veleno che se ne serve. Questa politica tossica è quella che non è capace di riflessioni calme e dialettiche, che si dichiara sempre nell’emergenza e di fronte a scelte obbligate, che non è in grado di trovare alternative e che non può aspettare di vedere i primi frutti di una decisione. E’ veleno tossico quello di chi deve costantemente ottenere consenso ad ogni costo o di chi arriva ad accettare di sacrificare ogni scopo pur di garantirsi un futuro personale o per il suo gruppo.

La politica-medicina è dunque quella che si mantiene strumento umile e discreto, mezzo di un fine che è sempre la guarigione di ognuno e di tutti (minoranze comprese); la politica che salva e guarisce è quella che tende a scemare e a sparire perché è riuscita a ottenere la guarigione voluta. La politica-veleno è invece quella che utilizza l’altro per rendere se stessa il fine ultimo, quella politica fine a se stessa che travolge tutto e di tutto si nutre pur di garantirsi un futuro potenzialmente infinito.