I consigli del vecchio pediatra

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Parla al tuo bambino fin dalla nascita come se ti capisse, a modo suo ti capisce.

 

Nel primo anno di vita bisogni e desideri coincidono, il bambino non chiede nulla che non gli sia necessario

 

Fidati del tuo bambino, lui ha una predisposizione innata e antica per sapere di cosa ha bisogno

 

Nei primi mesi il bambino deve acquisire un nuovo ritmo di fame-sazietà, sonno-veglia, contatto-separazione; assecondalo, non costringerlo, lui sa come fare.

 

Un neonato che piange consuma ossigeno e calorie, dal pianto non apprende nulla; piangere a lungo non ‘allena i polmoni’, non serve a nulla

 

Il bambino piccolo è come uno specchio: se stai bene tu sta bene anche lui, se tu sei triste o preoccupato lo sarà anche lui

 

Non siamo programmati per vivere al chiuso; per qualunque disturbo del tuo bambino comincia a uscire in un luogo aperto a contatto con la natura….

 

Voler stare in braccio non è un vizio, è un bisogno, ma se fosse un vizio sarebbe il vizio più bello e più sano del mondo

 

Più pericoloso per la vita del bambino di qualunque virus o malattia è viaggiare in auto non legato al seggiolino. Proteggilo!

 

Oltre un secolo fa un pediatra visionario ha scritto che il latte materno è “sangue bianco” con il quale la mamma continua a nutrire di sé il bambino; perché non realizzare questa visione?

 

Il bambino ha bisogno del papà e il papà ha bisogno del bambino, teniamoli vicini, a volte lasciamoli soli, con la fiducia che non faranno danni

 

Nella pancia della mamma ha vissuto immerso nei suoni, il silenzio lo spaventa; rassicuralo cantando e parlando, e se vuoi danzare fallo con lui

Vacanze da nonni e da bisnonni

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Fede e nonno Teio

A distanza di trent’anni abbiamo nuovamente trascorso una vacanza di due settimane con un bambino di quasi due anni. Il mondo di mio nipote non è più quello di suo padre e anche noi nel frattempo siamo cambiati. Ma la mente di un bambino che cresce è sempre quella e le scoperte che ogni giorno si rinnovano sono originali e antiche al tempo stesso.

In queste due settimane Federico

  • ha appreso ogni giorno decine di parole nuove, compreso un ‘porco boia’ scappato al bisnonno che si è ferito potando un cespuglio; ha legato tra loro parole diverse per fare nuove piccole frasi; ogni esperienza concreta è stata raccontata dalla nonna, trasformandosi così in parole, frasi, concetti
  • ha cercato di prendere raggi di luce apparsi magicamente sul pavimento, e si è divertito ad afferrali e a lasciarli scappare; non ha capito come funziona il moto ondulatorio dei fotoni, ma ha scoperto che la realtà fisica è bella e con lei si può giocare
  • ha inventato il moto perpetuo, quell’eternità che è sfuggita anche ai fisici quantistici: cercare sassi da lanciare nel torrente è una pratica che può durare dall’alba al tramonto, interrotta soltanto dal sonno e dalle funzioni primarie; il senso di questo impegno è insito nell’afferrare, nel lanciare, nel creare rumore e movimento nell’acqua, cioè in quel modificare la realtà che si conferma ad ogni lancio
  • ha trovato un ramo di lamponi immersi tra foglie e spine, e ha compreso che la realtà colorata di rosso è dolce e succosa, che la natura è generosa, che con pazienza e attenzione le spine possono essere evitate o addomesticate
  • ha capito che la luna all’orizzonte nasce rossa e poi diventa bianca, ma solo in montagna, a Milano è diverso; quando arriva la luna la giornata sta finendo e si è un po’ stanchi, con lei arriva anche il silenzio e il canto monotono e rassicurante di un uccello notturno
  • ha scoperto che mamma coniglio fa nascere tanti cuccioli, piccoli e teneri, che hanno fame e vogliono crescere, ma che hanno anche bisogno di protezione; sono più piccoli di lui, ma sono come lui, la loro affinità li rende amici e questa amicizia rappresenta un appuntamento quotidiano importante
  • ha imparato che senza pannolino la cacca e la pipì possono finire nel vasino e da lì andare a dormire nel water; come fanno i grandi, perché anche lui adesso è diventato grande e scopre che il suo corpo ha tante cose nuove da scoprire
  • ha camminato per ore su sentieri e carraie tenendo la mano al nonno, con fiducia e sicurezza, scoprendo che camminare significa spostarsi, ma anche osservare nuove cose e dare un nome a tutto quello che compare: sasso, albero, bosco, pigna, montagna, pozzanghera, lupo, scoiattolo, foglia, ombra, lampone, fragolina…tutto ha un nome e una identità che è collegata alla nostra
  • ha scoperto che in paese ci sono altri nonni e nonne, tante zie e zii, animali e altri bambini, che sono altri pezzi della famiglia del mondo; stiamo bene tutti assieme e tutti quelli che incontriamo sono amici da salutare
  • ha sperimentato che le storie inventate sono belle come quelle vere, che non sono la stessa cosa, ma che servono entrambe; finzione e realtà a volte si mescolano, a volte no, ma tutte occupano la mente e sono interessanti
  • ha capito che la realtà è piacevole se le cose succedono con regolarità e con un ritmo prevedibile, ma dentro a questo quotidiano avvengono sempre situazioni nuove e impreviste, che rendono tutto più interessante, ad esempio nella piscinetta riempita di giocattoli l’acqua straborda e allaga il prato, una situazione davvero imprevedibile.
  • ha giocato con gli stessi giocattoli utilizzati a Milano, ma qui sui muretti di sasso e sulle assi di legno ogni cosa diventa nuova, il nuovo e il vecchio, cioè la stessa cosa in un contesto diverso…. questo è un concetto da approfondire, per ora è sufficiente divertirsi
  • ha capito che si può stare senza i genitori, perché loro ci sono anche quando non si vedono; se i nonni nominano la mamma o il papà questi compaiono nella mente e tornano da lui; e poi basta fare qualche foto con il telefono e spedirle lontano, dove lavorano, per sentirli vicino e contenti per lui
  • ha visto che in questo posto nuovo automobili e autobus sono sostituiti da ruspe e trattori con ruote enormi, molto più alte di lui; cose molto interessanti, con forme davvero strane, che quando si muovono fanno un rumore tremendo; con ruspe e trattori si imparano anche i colori, perché la ruspa è quasi sempre gialla e il trattore quasi sempre rosso oppure blu.
  • ha mangiato tanto, perché in montagna l’appetito aumenta, ma anche perché la nonna è una super cuoca, e propone cibi sempre nuovi da assaggiare; e questi cibi hanno sapore e odore, perché prima di mangiare con il nonno si va a prendere la salvia e il basilico, a volte anche l’origano selvatico; e alla fine si può fare la scarpetta

In questa vacanza i nonni di Federico hanno rivissuto quanto già sperimentato trent’anni fa con suo padre, cioè che il mondo è sempre bello e interessante, ma osservato attraverso gli occhi di un bambino diventa un prezioso e misterioso dono di Dio.

PIU’ EUROPA PER FEDERICO

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Per mio nipote sogno un’Europa più unita e più capace di affrontare le sfide della modernità. Con il voto di domenica cerco di evitare che mio nipote fra vent’anni trovi un’Europa come quella in cui sono nato io, con frontiere, monete nazionali e dazi, dove ogni nazione pensava a sé e ai propri interessi; o addirittura un’Europa come quella dell’infanzia di mio padre, segnata da dittature spietate e da una guerra civile che ha fatto 55 milioni di morti. Quando ero piccolo i governi di allora svalutavano periodicamente la lira, impoverendo il paese e facendo debiti (quelli che adesso Federico ha ereditato); il primo mutuo che ho fatto con la lira dopo il matrimonio aveva un interesse del 17%. Ma l’Europa economica è quella che mi interessa meno; è la cultura europea dei diritti, del welfare e della convivenza pacifica che possiamo portare in dote al resto del pianeta.

Vorrei che Federico da grande trovasse l’Europa dell’Erasmus, culturale e solidale, con una autorevole politica estera e una sola ambasciata, un’unica politica fiscale e un solo modello di welfare, un esercito europeo per missioni umanitarie; un’Europa autorevole per guidare l’emergenza planetaria sulle sfide ambientali ed energetiche.

Questa è l’Europa che con il voto di domenica spero di lasciare a Federico. Voterò PD perché tra i 15 simboli presenti sulla scheda è, a mio avviso, il partito con la maggiore vocazione europea; ci sono altre forze politiche europeiste minori, ma non voglio rischiare di votare un partito che non raggiunge il quorum, perché è fondamentale portare a Bruxelles persone competenti e in grado di gestire il progetto di sviluppo europeo. Le mie preferenze andranno a Carlo Calenda, che ha portato alla coalizione di centrosinistra significative proposte europeiste; a Laura Puppato, per la sua storia politica di grande affidabilità e serietà; a Paolo De Castro per le sue competenze in ambito agricolo e ambientale.

Abbiamo il dovere di preparare il futuro alla generazione di Federico, opponendoci a chi vuole un ritorno al nazionalismo. Scriveva 40anni fa don Milani: “Il problema degli altri è uguale al mio; sortirne tutti insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia”.

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“E’ assurdo pensare, come si fa in Occidente, che qui si possa mantenere a lungo un ghetto per ricchi. Che i muri intorno all’Europa possano fermare gli affamati.  La fame distrugge ogni muro. E gli affamati dell’Africa arriveranno da voi. Nessuna legge che limiti l’immigrazione vi proteggerà. Qui sorgerà una nuova cultura, un po’ europea, un po’ asiatica, un po’ araba e africana, frutto dell’immigrazione che nessun cannone, né confine fermerà. Nessuno ha mai vinto contro la gente affamata”

Questa frase è di Marek Edelman (1921-2009) ed è riportata nel libro Il guardiano, in italiano edito da Sellerio. E’ una profezia del 1997 perfettamente avveratasi dopo diversi anni. Edelman di ‘ghetti’ se ne intendeva: nel 1943, quando aveva poco più di vent’anni, guidò l’insurrezione del ghetto di Varsavia. Sopravvissuto a quell’evento (che vide la morte di quasi mezzo milione di ebrei), divenne medico cardiologo e proseguì l’attività politica nel partito socialista; nel 1981 fu incarcerato dal regime del generale Jaruzelski e divenne uno dei leader di Solidarnosc. Non volle mai trasferirsi in Israele perché si sentiva profondamente polacco. Si è sempre dichiarato internazionalista e contro qualunque regime totalitario.

Il sovranismo secondo Rousseau

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A seguito dell’insediamento del nuovo governo Lega-M5S la parola ‘sovranismo’ è entrata prepotentemente nel dibattito politico e sociale, da qualcuno usata con una valenza negativa da altri invece con connotazioni positive.

Il termine indica una posizione politica che prevede la sovranità nazionale in contrapposizione a una visione sovranazionale e internazionale. E’ utile non confonderlo con il nazionalismo; non è scontato ricordare che esiste anche un sovranismo di sinistra (in pratica un nazionalista non può non essere anche sovranista, ma un sovranista può non essere nazionalista). Continua a leggere

Prima la politica o la scienza?

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Davide Barillari: “La politica viene prima della scienza”.

Ad una veloce lettura pensavo a un refuso, invece la frase è corretta. Poi ho messo a fuoco un po’meglio l’autore e allora mi è stato tutto chiaro. Si tratta di un consigliere regionale M5S del Lazio, che si era candidato al ruolo di Governatore in contrapposizione a Zingaretti; un informatico che lavorava in banca, da tempo sostenitore dei gruppi no-vax nazionali; uno che scrive con convinzione e senza il minimo dubbio che le vaccinazioni di massa servono solo in presenza di gravi epidemie…o che promuove la medicina preventiva, senza il minimo sospetto che la vaccinazione ad oggi rappresenta il più efficace intervento di prevenzione primaria. Barillari ha anche istituito un Tavolo Tecnico per definire i contenuti di un disegno di legge sulle vaccinazioni, invitando i ‘cittadini esperti’ e i movimenti no-vax; i professionisti e le società scientifiche le ha previste solo in audizione, dopo la stesura della proposta di legge. Continua a leggere

Nonnità

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Una settimana passata in montagna con Federico.
Trent’anni fa nello zainetto c’era suo padre. Entrambi socievoli chiaccheroni con foglie e farfalle.
Una settimana a osservare con occhi nuovi oggetti consueti: un cavatappi a muro, il manometro dell’estintore, le pinze del camino, i mestoli di rame.
Giornate iniziate nel silenzio del mattino aspettando di sentire i gridolini di chi è felice di svegliarsi per vivere nuove avventure.
Giornate trascorse a camminare tra i faggi e i laghi del nostro Appennino, a triturare fiori tra le dita ancora maldestre, a pungersi con fili d’erba troppo duri, a staccare dagli alberi meline ancora acerbe, ad accarezzare il fusto rugoso e antico di un faggio.
Osservare con occhi da studioso curioso i fiori delle zucchine, trasformate dalla nonna in gustose pietanze.
Parlare ai riflessi dell’acqua increspata del lago con la certezza di ricevere adeguata risposta.
Scoprire un raggio di sole dentro il quale danza il pulviscolo e cercare di afferrare luce che non vuole farsi prendere; lasciare cadere sul palmo della mano gocce che misteriosamente cadono dal cielo.
Far cantare i sassi sbattendoli l’uno contro l’altro e cercare di capire da dove esce il suono di una armonica a bocca.
In questa settimana ho spaziato nel tempo ritornando agli anni dei figli piccoli. Ma ho anche rivissuto emozioni di quasi sessant’anni orsono, di quel periodo della vita così prezioso e unico da non voler lasciare tracce chiare nella mente.
Ringrazio Federico per aver portato il nonno in vacanza con lui.

1968-2018

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Esattamente 50anni fa Daniel Cohn-Bendit e compagni occuparono la Sorbona, dando inizio alle proteste del ’68 che cambiarono radicalmente i paradigmi e i riferimenti tradizionali della società occidentale.

Credo che i motivi che hanno innescato quella protesta siano tornati attuali e pressanti. Oggi come allora non sono più facilmente identificabili riferimenti e valori chiari: crisi della rappresentanza politica, relativismo e ambiguità delle idee, aumento delle diseguaglianze, conflitto generazionale, frammentazione sociale, integrazione parziale e precaria.

Chi ha lavoro e benefit se li tiene stretti egoisticamente; i giovani non possono progettare né sognare un futuro degno di questo nome. Dopo 50anni credo che la nuova generazione debba riprendere l’iniziativa, decidere su quali valori scommettere e dare avvio a un periodo di impegno diretto e personale.

I ventenni di oggi non possono sentirsi rappresentati dalle idee degli attuali politici populisti europei, e spetta a loro inventare nuovi paradigmi, con la creatività e la novità che la mia generazione non può neppure immaginare. Come fecero quei giovani nel ’68, che trascinarono e infiammarono operai, intellettuali e movimenti politici.

Mezzo secolo fa si provò a cambiare visione, in parte l’operazione funzionò. Oggi la crisi economica è diventata crisi sociale, e per uscirne è urgente un nuovo drastico cambio di rotta. I tempi sono maturi. Giovani dove siete? Se non ora quando?

PER DUE MINUTI SONO STATO VAN GOGH

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Il ritratto di Camille Roulin, figlio del postino amico di Van Gogh, non è mai stato tra i miei preferiti. L’espressione del ragazzo è intensa e misteriosa, ma l’eccesso di giallo del viso rischia di perdersi nel giallo dello sfondo; osservandolo da lontano quello che colpisce immediatamente è il cappello color blu ricco di sfumature e il bottone rosso della giacchetta proprio sotto il mento. Continua a leggere

ABBIAMO PERSO, PAZIENZA

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Finalmente una tornata elettorale dove è chiaro chi ha perso e chi ha vinto. Ha perso il PD e ha vinto il M5S (votato da 1 italiano su 3). La coalizione di centrodestra ha preso complessivamente più voti, ma è una vittoria di Pirro perché è un’alleanza nata con obiettivi opportunisti (le contraddizioni interne a questa coalizione sono palesi). Ci sono poi le persone: Berlusconi ha straperso, Salvini ha vinto, Renzi ha straperso, Di Maio ha vinto; Grasso e Boldrini hanno fallito clamorosamente; D’Alema e Formigoni vanno dritti in pensione (Civati scriverà un altro libro). Continua a leggere