Salita al monte Orsaro: una solitaria in quattro

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Finalmente un giorno feriale senza turni in ospedale e neppure una riunione di staff. Le previsioni meteo non sono perfette, ma l’occasione è da non perdere. Posso partire per il monte Orsaro (1830 metri) per una ‘solitaria in quattro’. I compagni di salita sono Fabio, Lele e il Cocco, loro hanno sempre tempo, basta chiamarli e arrivano. Fabio è un concentrato di energia e di entusiasmo, non l’ho mai visto stanco o demotivato. Lele è nato ingegnere, molto riflessivo e sempre preciso, anche sui tempi di marcia (per lui arrivare  troppo velocemente in cima è come essere in ritardo). Il Cocco ha la montagna dentro da sempre, infatti è guida di professione, è il nostro Bonatti, equilibrato, attento, ma con la passione quando serve. Continua a leggere

REFERENDUM SI’, NO, FORSE

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Sarebbe bello poter votare pensando soltanto ai contenuti del quesito referendario.

Sarebbe bello poter votare valutando se la governabilità migliora con le modifiche decise dal Parlamento oppure se è più opportuno lasciare l’attuale situazione invariata.

Sarebbe bello ragionare sull’ipotesi del nuovo modello confrontandolo con quanto avviene negli altri Paesi europei simili al nostro. Continua a leggere

Lettera a Papa Francesco

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Caro Papa Francesco,

ho avuto molti dubbi se scriverLe questa lettera, poi ho pensato che Lei ha l’età di mio papà e che avrei potuto rivolgermi a Lei come a un padre. Ho 56 anni, vivo a Parma, faccio il pediatra, ho quattro figli uno dei quali in affido. La fede in Cristo ha guidato la mia vita. A differenza di quanto è successo a molti  amici e parenti,  nel corso degli anni la mia fede si è rafforzata, è diventata più matura e profonda per merito delle vicende della vita. La mia partecipazione alla vita ecclesiale è sempre stata molto attiva e ho assunto ruoli associativi di responsabilità nell’ambito della mia diocesi. Continua a leggere

LA TEOLOGIA DELL’EVOLUZIONE

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Evoluzionismo e creazionismo sono generalmente considerate due visioni della realtà antitetiche, la prima espressione della scienza la seconda della religione. Ne deriva un inevitabile e insanabile contrasto, come se l’una negasse l’altra. Nel XV secolo una simile querelle ha contrapposto la teoria di Copernico alla versione ufficiale che considerava la terra al centro dell’universo; sono occorsi molti anni, ma alla fine l’evidenza scientifica si è imposta, modificando definitivamente le precedenti ‘certezze’. Analogamente, le nuove conoscenze sull’evoluzione delle specie viventi, anziché negare l’interpretazione religiosa della creazione, producono nuovi elementi per una migliore e più profonda interpretazione della realtà. Dopo Darwin la teologia si trova nella necessità di aggiornare le proprie teorie, producendo un ulteriore salto conoscitivo del mondo creato. I primi capitoli della Bibbia sono stati scritti partendo dalle conoscenze disponibili in quel periodo, oggi abbiamo nuovi elementi per descrivere l’origine del mondo; nei secoli a venire il genere umano approfondirà ulteriormente il proprio sapere, con la consapevolezza che una conoscenza assoluta resterà preclusa. Continua a leggere

Viva gli sposi

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Ieri, nella suggestiva Pieve romanica di Sasso, si sono sposati Elisabetta e Jacopo (il mio Popo primogenito). Esattamente dopo trent’anni dal mio matrimonio con Monica, l’ho vissuto doppiamente come un momento importante e magico della nostra vita. Mi viene naturale una breve riflessione sul matrimonio. Le principali vicende dell’esistenza di solito non le possiamo scegliere: non dipendono da noi la famiglia in cui nasciamo, né il periodo storico né il luogo geografico; queste sono cose che avvengono al di fuori del nostro controllo, per le quali non abbiamo meriti o colpe, possiamo solo affidarci alla fortuna o al destino. Decidere di vivere insieme a un’altra persona rientra invece nel campo delle scelte, e questa è forse la decisione più importante della vita, quella che può davvero cambiarla nel profondo (nel bene o nel male). Per questa scelta occorre anche un po’ di fortuna, ma alla fine è quasi interamente nelle nostre mani. E’ merito nostro essere capaci di amare ogni giorno la persona che abbiamo scelto, dipende da noi la forza e il coraggio di superare gli inevitabili momenti di crisi, è legata alla nostra saggezza riconoscere che per condividere un’intera vita occorre saper cambiare insieme, rinunciando a qualcosa di noi per assumere un pezzetto dell’altro. Oggi non sarei quello che sono se non avessi vissuto la maggior parte della mia esistenza con Monica. L’amore con il tempo cala? Per noi è stato l’opposto, l’amore è cresciuto con noi e con le vicende della vita che lo hanno alimentato. Credo che sia tutto in quel momento iniziale, in quella scintilla che ti porta a decidere che vivere insieme è bello e produce frutti (i figli, ma non solo). Si parte con il sentimento (che è il succo della vita), ma poi si procede con il pensiero e la riflessione (che è lo strumento che guida la vita in porto). Trent’anni fa siamo stati capaci di fare una scelta, abbiamo rischiato e abbiamo vinto; il frutto del nostro amore (ma anche di quella decisione) oggi è maturato al punto da giungere lui stesso alla stessa nostra scelta di allora. Il cerchio si chiude? No, si apre, perché la vita è una infinita spirale aperta che punta verso l’alto, verso il futuro. Questa consapevolezza è appagante e riesce a dare senso a qualunque fatica e sacrificio. E’ emozionante e bello sapere che il nostro destino è nella nostre mani. Un grazie a Popo e a Betta, il loro cammino da oggi è anche il nostro.

“Ricordandosi della sua misericordia”

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Questo è l’anno giubilare della MISERICORDIA. La parola ‘misericordia’ non è molto diffusa nel nostro linguaggio quotidiano. Ho provato allora a riflettere sul significato di questo termine facendomi aiutare dal Magnificat, una preghiera che utilizzo spesso e che contiene due volte la parola ‘misericordia’, ai versetti 50 e 54. Continua a leggere

SALIRE PER SCENDERE

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Scrive Luigi Ciotti nel suo ultimo libro: “si sale per scendere sempre di più nella propria realtà”.

E’ vero: ogni cima, in montagna come nella vita, richiede sempre due movimenti: uno per andare e uno per tornare. La via per salire guarda in alto e dà le spalle al mondo di giù, la via per scendere dà le spalle alla cima appena raggiunta e guarda il mondo, esattamente là da dove eravamo partiti.

La salita è fatica, fa sudare e a volte toglie il fiato; ma anche la discesa non scherza, è facile scivolare e sul ripido le gambe spesso tremano per lo sforzo. La salita è entusiasmo, timore, dubbio, speranza di arrivare, di riuscire. La discesa è soddisfazione, orgoglio, voglia di arrivare per riposare, ma anche per raccontare. La salita è l’inizio, e dunque immaginazione, la discesa è la conclusione, e dunque realtà. Quando guardo in alto vedo il mio obiettivo, il desiderio, ma quando torno l’obiettivo è raggiunto, il desiderio soddisfatto, e quindi ormai parte di me.

Tra la salita e la discesa c’è la cima, un breve momento tra la lunga salita appena fatta e l’incerta discesa ancora da compiere. Un breve momento in cui tutto si ferma, anche il passo. In cima la tensione cala, si può godere la gioia di essere arrivati, di aver raggiunto lo scopo. Ma siamo solo a metà, perché occorre tornare. Allora l’obiettivo non era la cima, ma il ‘tornare dalla cima’. Andiamo lassù per tornare giù. Lo scopo di questo doppio movimento è tornare con la cima raggiunta dentro di noi. Andiamo su per tornare diversi, arricchiti dalla cima raggiunta, da quello che abbiamo visto lassù, da quanto abbiamo scoperto di noi salendo.

Nella vita, come in montagna, non possiamo restare fermi, abbiamo bisogno di questo doppio movimento: andare verso l’alto con decisione e speranza, spinti dal mondo di ogni giorno; giungere in vetta dove lo  sguardo è puro e arriva lontano; scendere veloci per tornare al quotidiano da cui siamo partiti. Ogni obiettivo importante della vita ha bisogno di questo doppio movimento. Anche per far nascere un bambino occorre una mamma che, piena di speranza, salga per nove lunghi mesi fino in cima dove finalmente, colma di gioia, può abbracciare il suo piccolo e da lì iniziare a scendere per arrivare, dopo anni, a regalare al mondo il suo bambino ormai grande.

Un saluto e un bilancio

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Cari amici e compagni,

sono passati quattro anni da quando, all’inizio del 2012, decisi di partecipare alle elezioni amministrative e offrire il mio diretto contributo alla politica locale. Un incarico professionale incompatibile con il ruolo di consigliere comunale non mi permette di proseguire l’attività politica attiva (a gennaio assumerò l’incarico di direttore del dipartimento materno-infantile dell’ASL di Reggio Emilia).

Questi anni in Consiglio Comunale sono stati intensi e stimolanti. Mi sono occupato di molti argomenti, alcuni dei quali difficili e lontani, altri invece più vicini alle mie competenze e interessi. Su alcuni temi ritengo di aver portato contributi utili (inclusione, diritti, welfare, partecipazione), su altri invece avrei voluto fare meglio e di più, ma il tempo e le energie in politica non sono mai sufficienti e le variabili che non dipendono direttamente da noi sono molte.

Il ruolo di consigliere di minoranza non mi era molto congeniale: per svolgere bene un ruolo di critica e controllo occorre un’attitudine che non credo di possedere. L’impegno e lo sforzo ci sono comunque sempre stati, anche se ritengo che nel ruolo di maggioranza avrei potuto essere più efficace. Credo che il duro lavoro di opposizione sia sottovalutato da molti e che pochi ne riescano a valutare il valore, soprattutto quando il proprio gruppo politico è costituito da pochi membri (oltre alle sedute di consiglio c’è tutto il lavoro nelle commissioni e poi la lunga e impegnativa lettura dei documenti). Ho trovato molto faticoso conciliare i tempi della politica con quelli lavorativi; riuscire a pianificare i numerosi impegni a volte mi è risultato piuttosto arduo.

In questi anni mi ha aiutato molto poter condividere il cammino politico con compagni esperti e capaci, in particolare il capogruppo che ho potuto conoscere a fondo e che ritengo perfettamente adatto a ricoprire un ruolo politico di responsabiità; spero davvero che la città non sottovaluti le sue competenze e una attitudine che in pochi posseggono. Il 2017 è più vicino di quanto possa sembrare e i parmigiani devono cominciare a riflettere sul loro futuro. La città si merita una guida autorevole, ma la responsabilità della scelta migliore è di tutti e di ciascuno.

Anche dal di fuori del consiglio comunale manterrò attenzione ai temi sui quali ritengo di poter dare idee e pareri utili, e anche all’interno del PD non mancheranno le occasioni per proseguire il confronto, l’analisi e la ricerca delle soluzioni migliori per la città. Dopo questi quattro anni di esperienza politica diretta sono ancora più convinto che il futuro dipende da noi e che siamo noi a doverci impegnare per costruire la migliore convivenza possibile.

 

 

Consigli comunali del 10-14-15-18 dicembre 2015

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Quattro consigli dedicati al bilancio di previsione 2016. A causa di una cattiva programmazione, al complesso tema del bilancio sono state aggiunte importanti delibere che avrebbero richiesto più tempo e momenti dedicati; in particolare i due regolamenti su accesso e tariffe per i servizi educativi, andate in discussione il 18 in piena notte alla fine di una seduta durata 9 ore. Continua a leggere

Consiglio Comunale del 17 novembre 2015

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La parte deliberativa è iniziata con la commemorazione dei tragici fatti di Parigi. Il presidente Vagnozzi ha letto la toccante lettera che il marito di una delle vittime ha scritto ai terroristi: l’incipit recita “non avrete il mio odio”. Gli interventi dei capogruppo sono stati intensi ed equilibrati, evitando accuratamente toni retorici o polemici, cercando invece possibili risposte a domande difficili. La domenica precedente c’era stata una fiaccolata commemorativa che ha visto la partecipazione spontanea di molti cittadini e dei rappresentanti del mondo politico e civile della città. Anche la comunità mussulmana di Parma ha espresso una netta condanna per coloro che uccidono in nome di Dio. Continua a leggere